Workshop di fotografia documentaria con Patrick Zachmann
Pubblicato: aprile 2, 2012 Filed under: workshop e concorsi Lascia un commento »Workshop di 4 giorni con il fotografo della Magnum Patrick Zachmann, sulla fotografia documentaria. Scadenza per presentare le domande: 20 maggio 2012.
http://www.eyesinprogress.com/workshop
Patrick Zachmann/Magnum Photos
IL photo editor
Pubblicato: gennaio 10, 2012 Filed under: citazioni Lascia un commento »“Il photo editor è il voyeur dei voyeur, la persona che vede quello che hanno visto i fotografi, ma nel regno asettico delle prove di stampa, delle scatole gialle della diapo e ora nei pixel su un monitor. Il photo editor trova la foto emblematica, l’immagine, che sarà vista da altri, forse da tutto il mondo. E’ l’involontario (o a volte consapevole) manipolatore del gusto, il custode non ufficiale della moralità, lo scopritore di talenti, il complice della celebrità. Ancor più importante – o conturbante – è quello che sancisce la “realtà” o la “storia”. “
John G. Morris, Get the Picture, 2011
Hasselblad Masters Award 2012
Pubblicato: gennaio 9, 2012 Filed under: premi Lascia un commento »
Christian Tagliavini, 1503, Ritratto di giovane donna
Christian Tagliavini, classe ’71, è un fotografo e graphic designer italo-svizzero. Ha appena vinto l’Hasselblad Masters Award 2012 per la categoria Fine Arts. Sul suo sito (http://www.christiantagliavini.com/) si trovano tutti i suoi lavori e si possono ammirare immediatamente i legami tra la fotografia, la fine art, la pittura, ma anche il mondo interiore che ricrea attraverso la scelta delle figure, delle pose e degli ambienti che fotografa.
Non molto lontano da Erwin Olaf nella luce e nella meticolosa plasticità dei mondi che ricrea, anche nell’aspetto dell’interiorità resa attraverso ambienti e espressioni a volte gelidi, rigorosamente ricostruiti. Il lavoro “Cromofobia” ricorda un pò “Dawn and Dust” che avevo postato di recente.
Il resto dei vincitori degli Hasselblad Masters Award 2012 sono stati:
Frank Meyl “Architecture”; Jon Lowenstein, Editorial; Wai Kuen Eric Wong, Fashion/Beauty; Ken Hermann “General”; Tom D. Jones “Landscapes/Nature”; Denis Rouvrein “Portraits”; Joe Felzman “Products”; Milosz Wozaczynski ”Wedding/Social”; Lucas Pupo “Wildlife”.
fonte: British Journal of Photography
Il Bianco e il Nero
Pubblicato: gennaio 5, 2012 Filed under: fotografi | Tags: erwin olaf Lascia un commento »
Erwin Olaf, Dusk, 2009
“Dusk and Dawn” è il lavoro del fotografo olandese Erwin Olaf nel quale vengono ritratte due famiglie borghesi. Un lavoro diviso in due parti, appunto Dusk e Dawn che vanno lette parallelamente e raccontano dell’ideale libertà che l’individuo crede di possedere e al tempo stesso di come ognuno di noi si lasci imprigionare dalle banalità quotidiane.
Il sito del fotografo: www.erwinolaf.com
Icone del XXI secolo
Pubblicato: gennaio 4, 2012 Filed under: Uncategorized Lascia un commento »Dorothea Lange, Migrant Mother, 1936
La “Madre Migrante” di Dorothea Lange è una delle immagini storiche che meglio rappresenta il potere documentario delle immagini, ma anche la forza del linguaggio fotografico. Tutti la conoscono come l’icona della Depressione americana.
A San Francisco, presso il CCA Wattis Institute for contemporary arts, fino allo scorso 17 dicembre, è stata esposta una mostra il cui obiettivo non è stato solo quello di documentare la crisi attuale dell’America, ma anche quello di riflettere sul rapporto tra il linguaggio fotografico e l’interpretazione di un’era storica.
Partendo dal programma della Farm Security Administration (1935-1944) che comprendeva artisti come Walker Evans e Dorothea Lange, la mostra “More American Photographs” ha voluto rinnovare l’approccio di documentare parte dell’America con la sua gente e i suoi luoghi. Se il progetto della FSA era stato commissionato dal New Deal di Roosevelt, per indagare sulla società americana degli anni della Grande Depressione, il progetto di questa mostra è stato quello di documentare il ventunesimo secolo tra la crisi economica, i disastri ambientali, i divari sociali, cercando di creare una sorta di aggiornamento sulla realtà americana. Dodici i fotografi coinvolti, che sono stati incaricati di viaggiare negli Stati Uniti.
Il progetto non ha avuto solo uno spirito documentario, ma ha voluto interrogarsi anche sul ruolo delle immagini per rappresentare un periodo storico. Sarà possibile trovare un’icona, come è diventata la “Madre migrante” di Dorothea Lange, per il secolo che stiamo vivendo? E se sì, quale sarà lo stile e il linguaggio che i fotografi del ventunesimo secolo utilizzerebbero?
Photography In The Recession: Can An Image Authentically Represent An Era?.
Fiocco rosa
Pubblicato: ottobre 25, 2011 Filed under: mercato editoriale, news | Tags: agenzie, architettura Lascia un commento »Quando ho letto che era nata una nuova agenzia mi sono chiesta, ma perché? Non c’è crisi solo nell’editoria, anche le agenzie di fotografi stentano spesso a resistere alle nuove tendenze del linguaggio visivo. Però OTTO è un’agenzia di fotografia d’architettura e di design. Le foto sono molto belle, tipo cataloghi ikea di lusso. coupon da agenzia di viaggio per clienti high budget. Mi chiedo chi sia il pubblico di questa immagini. Consumatori di pubblicità? Aziende? Giornali di moda e architettura? C’è sempre spazio per le idee, soprattutto per quelle originali.
Otto A New Agency | La Lettre de la Photographie.
Autoritratti sospesi
Pubblicato: ottobre 21, 2011 Filed under: fotografi Lascia un commento »Natsumi Hayashi è una giovane fotografa giapponese. Il suo diario fotografico si chiama “Today’s levitation” e mostra una serie di immagini che la ritraggono sospesa nel vuoto e che possono essere visualizzate in 3d.
よわよわカメラウーマン日記. (il blog)
Riflessioni sull’editing
Pubblicato: ottobre 5, 2011 Filed under: Uncategorized Lascia un commento »Il mio articolo uscito su Fotografia e Informazione.
(http://www.fotoinfo.net/articoli/detail.php?ID=1502)
Riflessioni di una photoeditor nella redazione di “Internazionale”
Quest’estate ho lavorato nella redazione di Internazionale, il settimanale che pubblica in italiano, i migliori articoli della stampa straniera. Mi sono occupata di fotografia come ricercatrice iconografica e photoeditor.
Per un breve periodo però ho collaborato all’archiviazione digitale dei sommari dei primi numeri della rivista. I vecchi numeri sono raccolti in grossi volumi simili alle enciclopedie. Il primo è uscito nel 1993, quando io avevo undici anni. Molti degli eventi che ho potuto vedere tra quelle pagine li ho studiati all’università o mi sono stati raccontati da persone che li hanno vissuti. Sfogliando quegli articoli ho provato un grande fascino che però non dipendeva solo dalle grandi firme che hanno raccontato quegli eventi. Mi era già capitato di vedere vecchi numeri di giornali, anche precedenti agli anni ’90, ma le pagine di Internazionale avevano qualcosa di diverso.
Dopo qualche tempo ho capito di cosa si trattava. Oltre alla varietà e alla profondità dell’informazione che veniva offerta, ciò che contraddistingueva quelle pagine – e che a mio avviso le contraddistingue tutt’oggi- era l’uso della fotografia.
Sin dai primi numeri, le pagine di Internazionale erano ricche di immagini, di reportage, di ritratti. Molte erano in bianco e nero, alcune erano di autori che oggi riconosciamo come maestri del fotogiornalismo. C’erano le immagini dei fotografi che hanno raccontato storie ed eventi da ogni parte del mondo.
Un caso raro in Italia
Non è un caso se Internazionale è una rivista molto seguita e apprezzata in Italia. Non solo perché le inchieste pubblicate rispondono a gusti e sensibilità differenti, o perché a firmare gli articoli sono grandi nomi del giornalismo internazionale, ma anche perché la fotografia è un elemento fondamentale, non un semplice accessorio usato per riempire spazio nelle pagine. La fotografia guida e a volte determina alcune scelte editoriali e giornalistiche.
“Prima erano i grafici a comandare, adesso sono le photoeditor” mi ha raccontato con ironia uno dei giornalisti della redazione. La verità è che non ci sono lotte di potere tra giornalisti, grafici e photoeditor a Internazionale, non si fa a gara a chi avrà la meglio. C’è comunicazione, confronto e rispetto per il lavoro degli altri. Il dialogo tra il redattore e chi sceglie le immagini è una componente fondamentale per la riuscita di questa rivista che tiene al contenuto, ma anche alle fotografie che lo accompagnano.
Come si sceglie un’immagine
Una volta scelto l’articolo da pubblicare, il photoeditor deve leggerlo e capire di cosa si tratta. Spesso deve leggerlo in lingua originale perché non è ancora arrivata la traduzione. Internazionale propone una grande varietà di temi, dall’attualità alla scienza, dall’economia alla cultura. Questo non significa che il photoeditor sia un esperto di ogni materia, ma nel caso in cui trovi difficoltà, o abbia bisogno di chiarimenti, si può rivolgere al redattore che si occupa di quell’articolo.
Immediatamente dopo, comincia la ricerca attraverso le famose “parole chiave”. Può sembrare strano, ma è la parte più delicata. Primo perché se si sbaglia nella ricerca non verranno presi in considerazione una serie di risultati, e secondo perché è in quella fase che entra in gioco l’abilità del photoeditor che deve avere (in parte) già in mente il genere di immagini che vorrebbe trovare. Le ricerche a Internazionale sono amplissime. Oltre alle agenzie cosiddette di news (come Afp, Reuters e Ap), si usano le grandi agenzie di reportage e fotogiornalismo (come Contrasto, VU, VII) oppure si possono contattare fotografi freelance che hanno lavorato su quel tema. Il freelance può essere un fotografo con il quale si è già lavorato in passato, o qualcuno di cui si trovano le immagini su un libro o su internet e che viene contattato espressamente per quel particolare articolo.
Una volta scelta la parola chiave da inserire nei software delle agenzie o negli archivi dei fotografi, il passo immediatamente successivo è la lettura delle didascalie. Accanto alle immagini infatti è sempre fornita anche una descrizione del contenuto della foto, la data e il contesto in cui è stata scattata.
La didascalia è fondamentale per il photoeditor perché l’immagine che sceglierà dovrà essere coerente e dialogare correttamente con l’articolo scritto, soprattutto nel caso di immagini che si riferiscono all’attualità. Le didascalie vanno infatti anche inviate al redattore che le inserirà accanto alla foto nell’articolo pubblicato.
Questa precisione nella scelta e nella pubblicazione non è solo un atto dovuto nei confronti del fotografo, ma anche un gesto di correttezza giornalistica nei confronti del lettore, al quale vengono fornite tutte le informazioni per leggere e comprendere l’immagine. Accanto all’immagine, verrà poi inserito il credit, cioè il nome del fotografo e dell’agenzia che lo rappresenta, nel caso in cui non sia un freelance.
Questo trattamento delle fotografie e delle componenti testuali che ad esse si accompagnano potrebbe sembrare scontato, ma in Italia molti giornali non pubblicano né il nome degli autori delle immagini né le didascalie, determinando in tal modo un danno sia nei confronti del fotografo, al quale non viene riconosciuta la paternità dell’immagine, sia nei confronti del lettore che avrà a disposizione poche informazioni per leggere e comprendere il contenuto dell’immagine.
Ritratto di un bravo photoeditor
I tempi per la scelta di un’immagine o di più immagini possono essere molto brevi, ma anche durare giorni. Per essere un photoeditor competente bisogna avere molta sensibilità, una cultura dell’immagine, tanta passione, e soprattutto molta, molta pazienza. A volte la foto che preferiamo si trova alla 26esima pagina dell’ archivio dell’agenzia in cui stiamo cercando. Questo significa spesso dover setacciare centinaia di immagini sullo stesso argomento.
La luce, la composizione, le informazioni contenute e l’originalità sono tra le caratteristiche più importanti per scegliere una foto. Inoltre, molto dipende dalla dimensione che andrà ad occupare nella pagina: se una foto verrà pubblicata in piccole-medie dimensioni, va considerata la sua leggibilità in maniera differente rispetto a una foto che andrà ad occupare mezza pagina della rivista.
Un’altra qualità è la disponibilità al confronto. Un team di photoeditor opera attraverso scelte condivise, soprattutto per conferire un’armonia globale alla rivista. È molto importante considerare le immagini che si trovano prima e dopo la foto che abbiamo appena scelto. Immagini troppo simili per composizione o luce generalmente non vengono pubblicate troppo vicine.
A tavola con i grafici
Il passo successivo è la prova in pagina. Molto spesso quando si trovano tante foto interessanti, si è costretti a sceglierne solo due o tre e allora entra in gioco il grafico che aiuta a creare l’armonia tra l’articolo e la sequenza delle foto. Grafico e photoeditor lavorano insieme per verificare qual è la posizione e la successione migliore delle immagini, anche in base al titolo che è stato scelto per l’articolo, alla sua lunghezza e ovviamente al contenuto.
Quando la pubblicità incontra la fotografia
Un’altra caratteristica di Internazionale è il particolare utilizzo delle inserzioni pubblicitarie. Anche la pubblicità si avvale di immagini per comunicare e spesso queste immagini possono entrare in conflitto con le tematiche affrontate negli articoli o con le foto selezionate dal giornale. Quando si presenta un caso del genere la scelta che ho visto fare più volte è stata quella di spostare la pubblicità in un’altra parte del giornale o addirittura eliminarla dal numero. La pubblicità è comunicazione proprio come un reportage fotogiornalistico e entrambe devono essere trattate come tali e avere il giusto peso e il giusto spazio, evitando accuratamente conflitti ed incompatibilità.
Il rispetto dell’autorialità
Pochi sanno, soprattutto tra coloro che non hanno una cultura dell’immagine, che anche il fotografo è un autore. Un autore, come nelle altre discipline letterarie e artistiche, è colui che possiede uno stile, un marchio di riconoscimento. Per semplificare, quando vediamo un’immagine, o un reportage, e riusciamo a capire quasi subito chi è il fotografo che le ha scattate, siamo di fronte a un autore. La fotografia, come le altre arti, fa parte delle opere d’ingegno, e come tale deve essere tutelata e usata in maniera consapevole, come si farebbe con un quadro di Picasso o una poesia di Baudelaire. Ma quante volte si vedono immagini tagliate, “quadratizzate”, scontornate, insomma spogliate dalle proprie caratteristiche originali? Esigenze editoriali, rispondono i “sarti dell’editoria”. A Internazionale non ci sono sarti. Non perché non ci siano esigenze editoriali, ma perché le immagini sono rispettate in quanto opere di un autore, del fotografo che le ha realizzate, il quale ha scelto di usare un determinato linguaggio, uno stile e un formato che non si può andare a modificare arbitrariamente. Laddove si crei un’esigenza particolare, ad esempio quando non si ha abbastanza spazio per l’intero contenuto dell’immagine, si può provare a contattare il fotografo e chiedere se è possibile fare delle piccole modifiche, ma se l’autore è contrario viene rispettato il suo volere.
Oggi come nel 1993
Quando uscì il primo numero di Internazionale, io ero troppo giovane per comprarlo in edicola, e comunque non avrei potuto apprezzarlo con la maturità di oggi. Ma ora, dopo questa esperienza nella redazione, lo leggo in maniera ancora diversa rispetto a quando ero una semplice lettrice abbonata. Riesco a godermi ogni singolo dettaglio, ogni piccola accortezza, perché capisco che tutto è fatto in favore del lettore, del pubblico di affezionati e di tutti coloro che lo acquistano oggi per la prima volta. Di quante riviste si può dire lo stesso?
I vecchi numeri mi sono sembrati per molti versi molto simili agli ultimi. Precisi, approfonditi, stimolanti. Ovviamente sono stati fatti tanti cambiamenti: la foliazione è aumentata, le rubriche sono cambiate, la grafica è stata modificata più volte. Anche per la fotografia ci sono stati dei cambiamenti: ad esempio l’editing è stato affidato a più occhi che lavorano insieme per produrre un risultato sempre migliore, originale e mai noioso.
Un posto sicuro
Scegliere un’immagine significa leggerla, capirla e utilizzarla con consapevolezza. Non vuol dire solo metterla in pagina. Molti eventi nella storia vengono ricordati più per le fotografie che sono state realizzate che per gli articoli che sono stati scritti. Oggi, quasi alla fine del 2011, il ruolo delle immagini nella nostra società non può essere ignorato. E Internazionale non lo ignora, anzi lo asseconda e, a giudicare dai primi numeri, l’ha sempre assecondato.
Non so se e quando tornerò a lavorare a Internazionale. Quello che conta è il risultato di questa esperienza. Le persone che ho incontrato e le nozioni che ho acquisito.
Al tempo stesso la fotografia continuerà a cambiare i suoi linguaggi, a vivere su nuove piattaforme. Nasceranno nuovi spettatori per guardare e nuovi autori per raccontare.
Anche Internazionale probabilmente cambierà. Si aggiornerà alle nuove tendenze e saprà captare le nuove esigenze dell’editoria. Incontrerà nuovi lettori e farà conoscere sempre di più quello che accade lontano dalla nostra diretta esperienza. Ma sono sicura che su una cosa non cambierà. Internazionale rimarrà sempre una rivista dove la fotografia avrà un posto sicuro, un luogo in cui sarà compresa, rispettata, e offerta ai lettori con consapevolezza.
Tim Hetherington Grant
Pubblicato: settembre 7, 2011 Filed under: news | Tags: premi Lascia un commento »Per onorare la memoria del fotogiornalista Tim Hetherington, morto in Libia lo scorso 20 aprile, il World Press Photo e lo Human Rights Watch mettono in palio una borsa di studio del valore di 20.000 euro. Il premio verrà affidato a un progetto fotografico già esistente sul tema dei diritti umani. La scedenza per la presentazione del propio lavoro è il 15 ottobre, Per maggiori dettagli si può visitare il sito
http://www.worldpressphoto.org/tim-hetherington-grant
fonte: British Journal of Photography
Ripercorrere le tappe
Pubblicato: luglio 25, 2011 Filed under: reportage | Tags: reportage Lascia un commento »Il viaggio dell’esploratore del quattordicesimo secolo Ibn Battuta, ripercorso attraverso gli scatti del fotografo di Magnum Dominic Nahr.
Travels Through Islam: The Sands, and Waters, of Time – LightBox.


